Animali, diritti e clima: un progetto per cambiare immaginari (e abitudini) senza moralismi
C’è un pezzo di crisi climatica che spesso resta fuori dalla conversazione pubblica, o viene relegato a scelta personale: il modo in cui produciamo e consumiamo cibo. E c’è un pezzo di lotta per la liberazione animale che viene raccontato troppo spesso come qualcosa di nicchia, distante, divisivo. Voices for the Voiceless: Animals, Rights & Climate nasce per fare esattamente l’opposto: mettere insieme le connessioni, creare immaginari desiderabili e dare spazio a nuove narrazioni giovani, pop, accessibili.
Siamo Fridays For Future Bari e, con questo progetto, vogliamo mostrare che antispecismo e giustizia climatica sono la stessa lotta, vista da due finestre diverse. E vogliamo farlo senza colpevolizzare nessunə: parliamo di veganismo come possibilità gioiosa e concreta, come atto di cura verso la Terra e verso chi la abita, umanɜ e non umanɜ.
Cosa troverai in questo articolo
Un progetto “seed”: piccoli finanziamenti, grandi cambiamenti
Questo percorso è reso possibile grazie al sostegno di The Pollination Project, una fondazione che offre seed funding a persone e gruppi che stanno generando cambiamento trasformativo nelle proprie comunità, culture e paesi.
Da questo abbiamo preso spunto per costruire il cuore della nostra idea: piantare semi culturali che, con tempo e cura, possano diventare pratiche, scelte collettive, nuove normalità.
Il nostro cuore operativo sarà un laboratorio nelle scuole: non una lezione frontale, ma un’esperienza creativa, partecipata, piena di linguaggi diversi.
Dalla scuola alla città: una campagna digitale e un evento comunitario
Tutto quello che nasce nei laboratori diventerà parte della campagna Voices for the Voiceless: grafiche e video che racconteranno veganismo e antispecismo in modo gioioso, accessibile, non elitario, capace di ridurre lo stigma verso chi fa scelte plant-based e, soprattutto, di allargare il campo del possibile.
Ci siamo accort3 di una cosa molto semplice (e molto politica): intorno alle scelte alimentari vegetali c’è ancora tanto stigma. Spesso l’opzione veg nei (pochi) posti che la propongono sembra messa lì per dovere: poco curata, poco invitante, a volte pure triste! E questa povertà di immaginario alimenta un messaggio implicito: “non è roba per tutt3”.
Allo stesso tempo, chi è veganə viene spesso incasellatə in caricature: la persona “estremista”, quella che giudica, quella che vuole convincere chiunque. A volte capita davvero, sì. Ma molto più spesso è un’etichetta comoda che semplifica e chiude la conversazione prima ancora che inizi. E invece il veganismo, come qualsiasi mondo attraversato da persone reali, è plurale, fatto di percorsi diversi, motivazioni diverse, contraddizioni, scoperte, desideri.
Con Voices for the Voiceless vogliamo fare una cosa precisa: ribaltare la narrazione. Portare la scelta vegetale fuori dall’angolo “punitivo” e dentro un’idea di futuro desiderabile: buono, accessibile, conviviale. Un futuro in cui il cibo plant-based non è “l’alternativa triste”, ma una possibilità succulenta tra le altre; e in cui chi fa questa scelta non viene automaticamente giudicatə, ma ascoltatə, come si ascolta chiunque.
Perché se vogliamo davvero cambiare sistema—mense, città, filiere, immaginari—serve anche questo: meno stereotipi, più relazione. Meno stigma, più libertà di scegliere.
Che impatto vogliamo, e come lo misuriamo?
Ci aspettiamo di coinvolgere direttamente circa 50 giovani nei laboratori, circa 100 persone all’evento finale e migliaia tramite la campagna digitale. Misureremo l’impatto con numeri di partecipazione, risultati social (visualizzazioni, condivisioni, commenti) e feedback della comunità durante e dopo le attività.
Ma c’è un impatto che non sta solo nelle metriche: costruire empatia, spostare immaginari, normalizzare l’inaspettabile.
Ad accompagnarci graficamente in questo progetto, ci sono le sapienti mani dell’artista Rosita Uricchio, che ha vinto la nostra call for artists e che non smettiamo di ringraziare per il suo contributo.
Questa illustrazione è il nostro manifesto: il nostro mondo letteralmente tenuto e attraversato da corpi diversi, dove umani e non umani non sono comparse ma co-protagonistɜ.
Voices for the Voiceless per noi non è uno slogan astratto, ma una presa di posizione.
Osservare una comunità interspecie che vi ruota attorno, danzando e saltellando, rende chiaro come abbiamo scelto di ribaltare la narrazione: ciò che per qualcunɜ è una risorsa, per noi diventa identità, movimento, dignità.
La cura qui è un’azione concreta, quotidiana, e le scelte alimentari sono un atto politico.
I colori e le forme ci ricordano che la giustizia climatica è fatta anche di immaginazione, gioia e convivialità.
In questa illustrazione animali, diritti e clima non restano parole separate, ma si tengono insieme come un unico ecosistema di lotte.
L’abbiamo scelta perché questo pianeta non mette al centro l’essere umano, ma la relazione: è un mondo dove tuttɜ sono parte del paesaggio, e dove la cura è il linguaggio comune. 💜
Ringraziamo tuttɜ lɜ artistɜ che sono intervenutɜ alla call e che ci hanno mostrato quanto l’arte possa davvero portarci in un futuro desiderabile!
Grazie amɜ!
La giustizia climatica non è grigia. È viva. È piena di corpi, legami, possibilità.
Questo progetto è finanziato da The Pollination Project, fondazione che offre micro finanzamenti a persone e gruppi che stanno generando cambiamento trasformativo nelle proprie comunità, culture e territori.
