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Omnibus UE 2026: la “semplificazione” che rischia di smontare le tutele ambientali (e la democrazia)

omnibus UE

Venerdì 23 gennaio 2026, alle ore 15, abbiamo seguito il webinar di The Good Lobby Italia “Deregolamentare l’Europa: cosa c’è dietro gli Omnibus”, che mette sotto la lente un cambio di passo senza precedenti nel modo in cui l’Unione europea sta riscrivendo (in blocco) parti rilevanti del proprio impianto regolatorio. Qui proviamo a ricostruire che cosa sono davvero gli Omnibus, perché il metodo è controverso, e che cosa c’è in gioco – con un focus su ambiente e sostenibilità, che per Fridays For Future non è un tema settoriale: è la base materiale dei nostri diritti e del nostro futuro.

Cosa troverai in questo articolo

Cosa sono gli Omnibus dell’Unione europea e perché non se ne parla affatto

In UE, “Omnibus” indica pacchetti legislativi che modificano contemporaneamente più norme (direttive/regolamenti) con un’unica iniziativa o un insieme coordinato di proposte. In astratto, possono servire a correggere incoerenze o ridurre duplicazioni.

Il punto critico, evidenziato anche nel webinar, è l’uso estensivo degli Omnibus come strumento di riscrittura accelerata di pezzi importanti di policy, presentata come “competitività” e “semplificazione”. La Commissione stessa inquadra gli Omnibus in questa strategia: nel 2025 dichiara di aver proposto dieci Omnibus e di puntare a tagli consistenti degli oneri amministrativi.

Perché è un problema di metodo (non solo di merito)

Quando un Omnibus tocca contemporaneamente tanti atti, aumenta il rischio che si faccia passare come “tecnico” ciò che è politicamente sostanziale, si riducano i tempi di scrutinio pubblico e parlamentare, si comprimano consultazioni e valutazioni d’impatto (impact assessment), che sono pilastri del modello UE di “Better Regulation”.

omnibus UE

Omnibus e “maladministration”: cosa ha contestato il Mediatore europeo

Un segnale istituzionale forte è arrivato a fine 2025: il Mediatore europeo (European Ombudswoman Teresa Anjinho) ha riscontrato carenze procedurali (“maladministration”) nel modo in cui la Commissione ha preparato diverse proposte, contestando l’idea che “urgenza” e “competitività” possano giustificare scorciatoie sistematiche su trasparenza e qualità dell’istruttoria.

Perché consultazioni e impact assessment contano davvero

Le linee guida UE sulla Better Regulation prevedono che, per proposte legislative, si facciano normalmente:

  • consultazioni pubbliche (spesso 12 settimane) e raccolta evidenze;

  • impact assessment per valutare opzioni, costi/benefici, impatti distributivi, rischi.

Il problema denunciato da società civile e ripreso anche in inchieste giornalistiche è che, in alcuni Omnibus, questi passaggi sarebbero stati saltati o compressi, con consultazioni ristrette e tempi incompatibili con un confronto reale.

Le radici del cambio di passo: competitività, pressioni economiche e geopolitica

La narrazione ufficiale parla di “semplificazione” per rendere l’UE più competitiva. Il contesto politico è però più denso:

Pressioni dei grandi attori economici

Nel caso degli Omnibus sulla sostenibilità d’impresa (reporting e due diligence), organizzazioni climatiche e per i diritti hanno denunciato consultazioni “sbilanciate” e un peso rilevante delle istanze industriali nel perimetro e nella velocità delle proposte.

Geopolitica e “gara regolatoria”

Su digitale e infrastrutture (data center, AI, supply chain), l’UE si muove in un contesto di competizione globale in cui la “semplificazione” rischia di diventare una gara al ribasso: attrarre investimenti e capacità industriale può tradursi nel ridurre presìdi ambientali e sociali, spostando i costi su comunità e territori.

Focus ambiente e sostenibilità: cosa rischiamo di perdere

Qui il punto non è “essere contro la transizione” o “contro gli investimenti”: è pretendere che transizione e investimenti siano giusti, trasparenti e compatibili con clima, salute e biodiversità.

La Commissione ha presentato un pacchetto “Environmental Omnibus” che include una proposta per accelerare le valutazioni ambientali legate ai procedimenti autorizzativi, con l’obiettivo dichiarato di rendere le procedure più rapide e coordinate (single point of contact, digitalizzazione, tempistiche).

Ci sono alcune criticità da verificare, ma soprattutto da rendere visibili, ovvero che “più rapido” può significare anche meno alternative analizzate, meno tempo per osservazioni, minore capacità delle comunità locali di intervenire; inoltre, se l’istruttoria è compressa e l’impact assessment manca o è debole, diventa difficile dimostrare che la velocità non riduca la qualità e le tutele.

Alcuni interventi di “semplificazione” puntano a facilitare progetti strategici (incluse grandi infrastrutture digitali, le Big Tech), con il rischio di ridurre obblighi di valutazione ambientale o di lasciare ampia discrezionalità agli Stati membri.

Per il Sud e per territori già stressati (aria, acqua, suolo, coste), la domanda è concreta: chi paga i costi ambientali dell’accelerazione?

Sostenibilità d’impresa

Gli Omnibus su sostenibilità intervengono su:

  • CSRD (rendicontazione di sostenibilità);

  • CSDDD (due diligence su impatti ambientali e diritti umani lungo le filiere).

Questo è centrale per clima e transizione perché riduce gli oneri e obblighi delle imprese e dunque meno imprese obbligate a rendicontare = meno dati pubblici su emissioni, rischi climatici, piani di transizione. E ancora se le filiere sono meno coperte, diventa più facile scaricare impatti ambientali “a valle” su subfornitori, territori e lavoratori, oltre che evidentiare una maggiore opacità nei processi, e dunque meno capacità di cittadin3, investitori pubblici, enti locali di orientare scelte e responsabilità.

Cosa possiamo fare per “svelare” le criticità

Un tema estremamente tecnico come questo, è difficile che entri nel dibattito pubblico, e questo ci impedisce di individuare come trasformarlo in un lavoro di controllo democratico.

Per analizzare a fondo il tema degli Omnibus, dobbiamo non solo seguirne l’esito, ma tracciarne il processo: c’è stata consultazione pubblica aperta e adeguata? È stato prodotto un impact assessment? Se no, con quale motivazione? Quanto tempo è stato dato agli stakeholder per contribuire?

La contestazione del Mediatore europeo mostra che questo terreno è contestabile e verificabile.

Ogni semplificazione ha beneficiari (spesso soggetti grandi e ben organizzati) e costi (spesso diffusi e territorializzati). Portare questa mappa nel dibattito pubblico è un atto politico.

The Good Lobby

Il valore del lavoro di The Good Lobby – emerso chiaramente nel webinar di oggi – è rendere leggibili dinamiche complesse, offrire strumenti per agire (advocacy, accesso civico, pressione istituzionale) e collegare la “tecnica” legislativa alla sostanza democratica.

Conclusione: perché ci riguarda tutte e tutti

Gli Omnibus non sono un dettaglio procedurale: sono un metodo di governo. Se la regola diventa riscrivere rapidamente molte norme insieme, riducendo consultazioni e valutazioni d’impatto, allora ciò che rischia di “semplificarsi” non è la burocrazia, ma la democrazia. E, sul fronte ambiente, il costo può essere un arretramento strutturale proprio mentre crisi climatica e crisi ecologica richiedono politiche più robuste, non più opache.