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Dalla parte della Palestina: boicottare per non essere complici

Boicottiamo

In Palestina è in corso un genocidio.

Ogni giorno assistiamo a crimini di guerra sostenuti dall’economia globale, mentre grandi marchi internazionali — presenti anche a Bari — continuano a fare profitti dalla violenza, dall’occupazione e dall’apartheid.
Come Fridays for Future Bari crediamo che il cambiamento passi anche dalle nostre scelte quotidiane. Per questo lanciamo una nuova rubrica sul nostro profilo Instagram: una serie di approfondimenti per conoscere le aziende complici e scegliere di non finanziare più chi sostiene la macchina di guerra israeliana.

Il boicottaggio è da sempre uno strumento dei movimenti dal basso per contrastare ingiustizie e oppressioni. È stato fondamentale contro l’apartheid in Sudafrica e oggi torna a essere una pratica concreta di solidarietà con la popolazione palestinese.

Ecco le prove della complicità delle prime aziende analizzate

Starbucks

L’ex amministratore delegato di Starbucks Corp., Howard Schultz, è tra i nuovi investitori nella startup israeliana di cybersicurezza Wiz, secondo quanto riferito da persone a conoscenza della vicenda.

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La causa legale intentata da Starbucks contro il sindacato Starbucks Workers United, che aveva pubblicato un post in solidarietà con la Palestina, ha innescato una forte reazione pubblica e ha alimentato una campagna di boicottaggio

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MC DONALD'S

Nel contesto degli attacchi di Hamas iniziati nell’ottobre 2023, McDonald’s Israel (gestita dalla franchise Alonyal) ha donato “decine di migliaia di pasti” — circa 4.000 al giorno — alle Forze di Difesa Israeliane (IDF), allargandosi poi anche a ospedali e civili nelle aree circostanti

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zara

Il Comitato Nazionale Palestinese di BDS (BNC) ha lanciato un appello globale al boicottaggio di Zara e del gruppo madre Inditex. I punti salienti contestati includono:

  • L’apertura, a inizio 2025, del negozio Zara più grande di sempre nei pressi di Tel Aviv, rafforzando i legami economici con Israele

  • La politica controversa di un franchise israeliano che nel 2022 ha ospitato un evento elettorale per il ministro di estrema destra Itamar Ben‑Gvir

  • Commenti ritenuti razzisti contro i palestinesi espressi da un ex direttore design di Zara nel 2021, seguiti da una smentita ritenuta insufficiente

  • Richiamo della campagna “The Jacket” nel 2023, percepita come “fashion-washing” del genocidio — in risposta alla quale Zara ha agito solo marginalmente 

Un’analisi legale di SOMO e Al‑Haq (citata dal BNC) suggerisce che anche semplici operazioni economiche in Israele — come il pagamento delle tasse — potrebbero configurare una complicità legale con atti di genocidio secondo il diritto internazionale

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nike

Secondo un rapporto pubblicato su COSH! (febbraio 2025), Nike sarebbe implicata in una forma di “greenwashing della colonizzazione”, in quanto acquista Renewable Energy Certificates (RECs) da progetti energetici israeliani — alcuni realizzati su terreni confiscati ai Beduini palestinesi del Negev — senza specificare le fonti esatte

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burger king

Burger King Israel è stato oggetto di critiche dopo aver donato pasti gratuiti ai soldati delle Forze di Difesa Israeliane durante il conflitto iniziato nell’ottobre 2023. Questa attività ha alimentato accuse di complicità con azioni militari contro i Palestinesi. L’iniziativa è stata ampiamente citata da gruppi attivisti e piattaforme di boicottaggio

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(fonte: NoThanks!)

LIDL

Il gruppo Schwarz, di cui Lidl fa parte, ha acquisito una società israeliana di cybersecurity. Inoltre, nei suoi negozi in Francia e in Belgio, Lidl è stata scoperta ad etichettare erroneamente prodotti provenienti da Israele come originari del Marocco.

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CARREFOUR

Dal 2022 Carrefour ha un accordo di franchising con le aziende israeliane Electra Consumer Products e Yeinot Bitan. Le filiali hanno operato anche in insediamenti della Cisgiordania, inclusi Ma’ale Adumim e altri. Nonostante pressioni, gli accordi di franchising restano attivi.

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SPAR (Despar, Eurospar, Interspar)

La catena internazionale SPAR ha aperto i suoi primi negozi in Israele nel 2024 (a Kfar Saba), con ulteriore espansione prevista. Questa presenza è considerata dai movimenti BDS come una forma di normalizzazione economica con l’apparato statale israeliano.

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PENNY (Gruppo REWE)

Il gruppo REWE, proprietario di Penny, ha firmato un accordo con la startup israeliana Catch (IA per il retail) e ha investito in Trigo Vision Ltd., società israeliana specializzata in intelligenza artificiale applicata agli acquisti.

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