In questi giorni sentiamo spesso parlare di “COP”. Quando sentiamo questo nome simile a uno che già conosciamo, ma con una sola O, ci si riferisce alla COP30 – la 30ª conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) – che in questo caso si sta svolgendo a Belém, in Brasile, dal 10 al 21 novembre 2025. COP infatti sta per Conference Of Parties.
Questo è un momento fondamentale perché il mondo intero – governi, società civile, comunità locali – è chiamato a fare il punto su quanto sta accadendo sul clima, a intervenire dove serve in fretta, e a decidere percorsi concreti che influenzeranno le scelte globali.
Cosa troverai in questo articolo
Cos’è una COP
Immagina – a grande scala – un incontro mondiale in cui tutti i Paesi che hanno firmato l’accordo sul cambiamento climatico si ritrovano per vedere dove stanno andando, se stanno rispettando i propri impegni, se servono nuovi strumenti.
La COP è questo: un’occasione per negoziare, ma anche per rendere conto e costruire insieme.
Le COP sono le Conferenze delle Parti della Convenzione quadro dell’ONU sui cambiamenti climatici (UNFCCC), in vigore dal 1994. La Convenzione mira a stabilizzare i gas serra per evitare “interferenze pericolose” sul clima e introduce i principi di responsabilità comuni ma differenziate tra i Paesi. A partecipare sono i governi dei Paesi che hanno ratificato l’UNFCCC: oggi 198 Parti (197 Stati + l’Unione Europea che partecipa come unico blocco). Così, a Belém, i delegati si confrontano su temi come: quanto stiamo riscaldando il pianeta, come ci adattiamo ai cambiamenti, come mettiamo soldi sul piatto per supportare i Paesi più vulnerabili.
Perché in Brasile e quali sono i temi della COP30
Quest’anno la COP si svolge a Belém, capitale dello Stato del Pará in Brasile, situata sulla foce del Rio Guamá e considerata una delle porte d’accesso principali per l’Amazzonia brasiliana. Un’area ricca di foresta, biodiversità, e allo stesso tempo esposta ai cambiamenti climatici e alle pressioni ambientali.
La costruzione di nuove strade e infrastrutture in nome della COP30 contraddice gli obiettivi di salvaguardia del polmone del mondo, devastato dalla deforestazione e dalla frammentazione degli habitat, patrimonio delle comunità indigene che li abitano.
Comunque tra i temi più forti compaiono: uscita dai combustibili fossili, finanza per l’adattamento, perdite e danni, giusta transizione. E – elemento centrale – la cosiddetta “cover decision”, un documento politico che potrebbe racchiudere le linee comuni di tutti i Paesi presenti.
Cosa sta succedendo a Belèm
All’apertura della COP30, è stato chiaro che i lavori non saranno solo protocollari: servono decisioni, non soltanto belle parole. Per esempio:
- Sul fronte adattamento, uno dei temi chiave: si sta discutendo come misurare i progressi (indicatori) e come rafforzare i piani nazionali di adattamento (NAPs) che servono per preparare i territori a cambiamenti climatici che ci sono già oggi.
- Sul fronte finanza climatica, si sta parlando di quanto i Paesi ricchi dovranno aiutare quelli più vulnerabili, e di rendere questo aiuto più prevedibile e trasparente.
- Sui combustibili fossili: la scienza dice che il picco dell’uso del carbone, petrolio e gas è vicino se vogliamo rimanere sotto gli obiettivi climatici; questo apre la porta a percorsi di uscita dai fossili che prima erano meno presenti nelle COP.
- Le comunità indigene e la società civile stanno entrando con forza nel dibattito. A Belém è già avvenuto che rappresentanti delle popolazioni native abbiano protestato per essere ascoltate e per denunciare trivellazioni e nuovi danni ambientali.
- Una novità pratico-organizzativa: gli obiettivi di questa COP non sono solo negoziali, ma puntano alla implementazione. Non basta decidere, serve fare.
Conclusioni e cosa tenere d’occhio nei prossimi giorni
I prossimi giorni a Belém potrebbero essere decisivi. Tieni d’occhio:
- Se verrà adottata la cover decision – e in che forma, con quali termini.
- Quali saranno gli indicatori definiti per l’adattamento e se saranno volontari o con obblighi concreti.
- Se ci sarà un’accelerazione sull’uscita dai combustibili fossili o se si rimane su dichiarazioni generiche.
- Come si muoverà la finanza: chi contribuirà, quanto, e con quali strumenti.
- La partecipazione delle comunità indigene e della società civile: quanto gli spazi di ascolto e partecipazione saranno garantiti.
In sostanza: questa COP non è solo un grande evento diplomatico; è un crocevia nel quale si decide se davvero “fare” sul clima o restare “a parlare”.
Il fatto che una COP si tenga in Amazzonia mette in risalto il legame tra territori fragili, comuni globali e mobilitazione. È un richiamo anche per noi: per le comunità, per i territori, contro il capitalismo e per la giustizia climatica sempre!
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Fonti:
IISD Earth Negotiations Bulletin | 5 things you should know about the COP30 UN Climate Conference | https://www.climate.columbia.edu/cop30 | Highlights and images for 10 November 2025
| Protesters and UN security clash at climate summit in Brazil | COP30 Evening Summary – November 10
2025 United Nations Climate Change Conference
UN Climate Change Conference – Belém, November 2025
Brazil’s COP30 climate summit opens with a plea for countries to get along
COP30 factsheet series
